Il design non è arte

Il linguaggio visivo ricopre un ruolo primario nella comunicazione tecnico-scientifica ma deve sempre rimanere funzionale al messaggio che si vuole trasmettere, senza che l’estetica prenda il sopravvento

27/05/2022

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Che cos’è la comunicazione visiva

Nell’universo della comunicazione visiva rientrano tutte quelle formule che permettono di veicolare un messaggio attraverso l’utilizzo di immagini statiche o animate. Questa prescinde dall’utilizzo di un codice alfabetico condiviso come per la forma scritta, ma viene spesso utilizzata in maniera ibrida associata proprio a informazioni testuali.

Le tipologie di contenuti che appartengono a questa branca della comunicazione sono molteplici: fotografie, illustrazioni, video, ma anche grafici, infografiche ed emoji.

In tutte queste declinazioni il linguaggio utilizzato si fonda su delle regole base culturalmente condivise, analizzate e classificate in numerosi studi, come per esempio quelle definite dalla psicologia dei colori, o dalla scuola della Gestalt (psicologia della forma) incentrata sui temi della percezione e dell’esperienza.

Il potere di immagini e video come linguaggio comunicativo è indiscutibile. Alcuni dati ci indicano come nella natura umana ci sia una predisposizione alla decodifica delle informazioni attraverso lo sguardo, per esempio:

  • il cervello elabora le immagini 60.000 volte più velocemente del testo;
  • il 93% di tutta la comunicazione umana è visuale;
  • le persone apprendono il 40% in più quando i contenuti sono supportati da visual.

A queste attitudini si aggiunge negli ultimi anni una forte esperienza data dalle pratiche quotidiane, specialmente in relazione all’utilizzo dei social network e del web in generale.

Pharma & visual

La comunicazione scientifica, come tutti i settori della comunicazione, si avvale del linguaggio visivo oltre che di quello testuale per la condivisione di informazioni e contenuti, con un trend che predilige sempre di più la sintesi grafica a supporto dei dati.

Questo processo è stato enormemente accelerato dalla situazione pandemica che stiamo attraversando da oltre due anni, che ha imposto interazioni a distanza mutando numerose consuetudini lavorative.

Call e meeting virtuali necessitano infatti di un maggiore supporto visuale per rafforzare tutti quei messaggi che fino a poco tempo fa venivano trasferiti di persona, dovendo contrastare una minore qualità della comunicazione, una barriera tecnologica, maggiori distrazioni, frequenti sovrapposizioni.

Essenzializzare quindi in maniera visiva concetti chiave e dati principali è diventata un’arma imprescindibile per il mondo pharma/health anche nelle interazioni tra professionisti del settore. L’utilizzo di grafici e infografiche aiutano nell’assimilazione delle informazioni, semplificando il complesso carico di numeri, stabilendo delle gerarchie, riassumendo le parti necessarie per inquadrare un contesto di dibattito e approfondimento.

Anche nella comunicazione medico-paziente o in quella di prodotto il ricorso a sintesi grafiche diviene sempre più indispensabile per facilitare pratiche mediche e procedure cliniche.

Nelle interfacce digitali, come nello sviluppo della telemedicina o servizi web di monitoraggio clinico, tutta la UX e la UI (User Experience e User Interface) vengono concepite con la predisposizione di elementi visivi che guidano il corretto utilizzo degli applicativi; icone, pulsanti o una determinata spaziatura degli elementi, facilitano l’apprendimento e lo svolgimento delle procedure.

In questa direzione vanno anche i perfezionamenti di mezzi più “tradizionali”, come i fogli illustrativi dei medicinali, dove si procede all’inserimento sempre più frequente di infografiche esplicative, facilitando la comprensione con risvolti positivi anche sull’aderenza terapeutica.

Il focus è l’informazione

Nell’elaborazione grafica e nella comunicazione visiva in generale, è di fondamentale importanza tenere sempre presente lo scopo di ogni prodotto. Nel mondo del pharma, forse ancor più che in altri settori, non si può prescindere dal veicolare il messaggio in maniera corretta, rappresentando l’informazione in maniera tale che sia più facilmente decodificabile dal fruitore finale.

Un buon design, infatti, si differenzia dall’arte proprio per questo aspetto: non deve essere aperto a molteplici interpretazioni, ne va dell’efficacia della comunicazione. Durante il processo creativo e l’elaborazione grafica non va mai perso di vista il focus dell’informazione che deve passare, lavorando con l’obiettivo di ridurre la complessità per semplificare dati, concetti e argomentazioni.

Il fattore estetico può essere una parte importante del processo, al fine di creare un “ambiente” di condivisione più gradevole, ma non guida mai il processo semantico visuale, piuttosto ne è subordinato.

In sostanza il design si sviluppa partendo da un bisogno, per il quale gli viene attribuita una specifica funzione che ne guida l’evoluzione, e utilizza la creatività come strumento per giungere alla soluzione del problema unendo estetica e sostanza.

Nel mondo dell’editoria di settore, un ottimo esempio dei concetti appena espressi è l’esperienza del magazine che state leggendo. Makinglife basa la propria comunicazione sulla combinazione di diversi linguaggi integrati: testi, illustrazioni, grafiche, percorsi multimediali.

La collaborazione tra le diverse figure della redazione permette lo sviluppo di un processo narrativo a 360 gradi, che vede la grafica come un amplificatore del pensiero critico e delle argomentazioni riportate nei pezzi.

Ogni articolo presenta un proprio universo visivo, un ambiente immersivo che dà sostegno al racconto e si pone l’obiettivo di guidare la lettura, sottolineando gli elementi principali e strizzando l’occhio a un’estetica gradevole.

Cromie, forme, immagini e spazi bianchi sono pensati come pezzi per comporre un puzzle di comunicazione efficace, di cui abbiamo disseminato alcuni esempi in queste pagine.

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